Il trucco nel mondo e nel tempo

Il trucco nel mondo e nel tempo

Oggi in Europa l’ultimo trend del make up, tende a valorizzare lo sguardo e le sopracciglia, che vengono rinforzate nel colore e nella dimensione. Il colore della pelle è invece naturale e si colora la bocca in vari modi; è ammesso giocare con vari colori di ombretti.

Ma come veniva usato il trucco nel passato? E in altri paesi, come l’Africa e il lontano Oriente?

Nell’antico Egitto il trucco era utilizzato sia dalle donne che dagli uomini ed evidenziavano alcuni tratti del viso come gli occhi e le labbra. Nella iconografia classica, uomini e donne sono raffigurati di profilo con l’occhio molto allungato, disegnato da grosse righe di un pigmento nero e le labbra tinte con un colore rossastro, simboli di bellezza sono poi le meravigliose e voluminose parrucche nere fatte con vegetali che venivano minuziosamente arricciate in vari modi con vari ferri caldi.

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In Grecia la bellezza non apparteneva solo alla classe aristocratica delle poleis, ma anche al ceto inferiore. Nell’antichità veniva utilizzata per il trucco, una polvere di carbonato basico di piombo chiamato Biacca. Quest’ultima, una volta stesa sul viso rendeva la pelle chiara, liscia e senza imperfezioni, però era altamente nociva alla pelle. La biacca si diffuse in tutto il mondo e diventò famosa nei tempi antichi e si utilizzo fino a tutto il secolo 1500, tanto che le cronache dicono che usò un prodotto simile persino la Regina Elisabetta I.

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In Giappone la cultura del trucco ha un grande rilievo e significato. La Geisha, è l’esempio per eccellenza e il suo trucco ha una funzione precisa che ricorda un bocciolo dei fiori di ciliegio: secondo la tradizione del XVIII secolo si utilizzava una polvere di riso sulla pelle del viso per renderla più chiara e bianca. Fortunatamente questa non era tossica e per aggiungere più lucentezza si aggiungeva dello zucchero; le labbra venivano poi colorate con un prodotto composto da un pigmento rosso acceso e gli occhi neri erano disegnati con una matita primordiale.

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Niger durante il Gerewol, festività che riunisce le tribù nomadi del Sahel per una gara nuziale in occasione della quale i giovani pastori, con i volti coperti di ocra e le labbra annerite con il carbone o la grafite (spesso ricavata da vecchie pile) si contendono i favori delle fanciulle in età da marito.
Si tratta di uno dei riti di seduzione più antichi ed affascinanti dell’Africa.

In Mozambico le donne ricoprono il volto col “musiro”, un impasto ricavato dalle radici delle piante. Queste maschere di bellezza, con il loro biancore, conferiscono sembianze spettrali ma proteggono e rassodano la pelle, combattono le rughe e ringiovaniscono il viso!!

Largo uso del colore, nonché di vari tipi di ornamenti quali piattelli labiali o auricolari, si osservano presso i popoli della bassa valle dell’Omo, nell’Etiopia meridionale. Per noi Europei questi ornamenti possono essere impressionanti, ma per le donne Mursi il raggiungimento del diametro di 12 cm del loro piattello è un prestigioso traguardo che le faciliterà nella ricerca di un marito!!!

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Le Himba della Namibia impastano i capelli e cospargono il corpo con un impasto di ocra rossa e grasso I  animale.

Le donne in Myanmar, giovani e non più giovani, coprono le guance con una polvere ricavata dall’albero Thanakha. Il naturale make up delle donne birmane le protegge dal sole e dalle punture degli insetti e le rende più attraenti per i loro uomini.

Il make-up è un aspetto molto importante nella vita di ogni donna, e spesso ha il potere di farci stare meglio e sentirci più affascinanti.

In poche parole, possiamo dire che il trucco può cambiare la nostra quotidianità!

 

 

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