Un coccodrillo come unico gioiello

Un coccodrillo come unico gioiello

Un gioiello simbolo di prestigio, forza e potenza.

Nei pressi di un villaggio remoto sul Sepik, il più grande fiume di Papua Nuova Guinea, abitano alcune delle popolazioni tribali più isolate del mondo. In questo luogo, protette dalle loro strade d’acqua come all’origine dei tempi, vivono circa 8.000 persone.

Il coccodrillo qui è considerato una divinità legata alla creazione. Credono che dalla mascella superiore sia nato il cielo e da quella inferiore la Terra. Il coccodrillo dà contemporaneamente vita e forza: lo cacciano e lo uccidono per mangiarlo, ma credono anche che doni loro la potenza.

In agosto in questo luogo si svolge la festa delle tribù, dai vari villaggi, arrivano tutti agghindati per il ritrovo annuale, pronti alle danze rituali.

I loro gioielli, preziosi ornamenti ostentati con fierezza, ornano il busto di donne, uomini e bimbi; sono dei coccodrilli vivi che legati intorno al corpo con le fauci opportunamente bloccate, danno al proprietario che lo indossa, prestigio, forza e potenza. Gli abiti delle donne sono gonnelline fatte di foglie di palma seccate al sole, le stesse vengono legate anche in testa. Il trucco una semplice miscela di terre rosse spalmate sul viso e sul corpo.

La fantasia sul monte Hagen

A nord dell’isola invece, sul monte Hagen, altre numerose tribù si ritrovano su un grande campo sterrato e gareggiano fra loro esibendosi in danze e costumi coloratissimi. Qui si osserva un mondo che sembra un caleidoscopio. Non è facile immaginare come si possano creare con così pochi materiali ricavati in natura. Tante diverse maschere, e straordinari costumi, capaci di differenziare una etnia da un’altra. Con qualche frasca e foglie, con la terra, coi colori ricavati da bacche e fiori, conchiglie e piume e penne degli uccelli, si caratterizzano e si distinguono i vari gruppi di appartenenza.

Le donne di ciascuna tribù si riconoscono dai diversi colori e dai disegni coi quali ornano il viso e il corpo. Le meravigliose piume di uccello del paradiso e di pappagallo, creano corone che cingono la testa e collane di conchiglie, con le quali è stata pagata la dote della sposa, ornano quasi tutte le donne.

Alcune si dipingono il viso metà bianco e metà rosso vivo e coprono la testa con abbondanti foglie verdi che utilizzano anche per formare la gonna e i gambali.

Le donne della tribù Sili Muli, hanno parrucche enormi, si dipingono sugli occhi una striscia nera, indossano lunghe gonne di paglia. Battono uno strumento di legno cavo, ballando in un’ordinata fila spostandosi lentamente a destra e sinistra.

Per descrivere la genialità di ogni costume ci vorrebbe un libro intero. Come raccontare delle grandi maschere fatte di terra con sembianze spaventose, dei copricapi fumanti in terracotta con all’interno legnetti e foglie che ardono producendo molto fumo. Come raccontare dei nasi colorati nei quali sono infilati sottili fili rigidi come fossero lunghi baffi. Qui la fantasia sul monte Hagen si libera e utilizza ogni espediente per stupire e sorprendere. Ogni mezzo è valido pur di vincere la competizione e vincendola esprimere la predominanza sugli altri gruppi etnici senza più combattersi con armi letali.

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